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“Made in Italy”, “100% Made in Italy” ed altre denominazioni

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Il marchio di garanzia “Made in Italy” nasce nel 1990, ma paradossalmente al significato prestigioso che detiene attualmente, le sue origini non sono così nobili.

Negli anni Sessanta, infatti, l’indicazione di provenienza di un prodotto veniva imposta ai produttori italiani da parte degli importatori europei, ed in particolare tedeschi e francesi. L’indicazione, obbligatoria, veniva imposta per lo più a prodotti tessili e calzaturieri, in modo tale che i consumatori francesi e tedeschi fossero consapevoli dell’acquisto di prodotti che non erano stati realizzati in patria.

Si dà il caso, infatti, che nel periodo del Dopoguerra, Germania, Inghilterra e Francia avessero già scartato la tipologia di manifattura tessile e calzaturiera, in quanto industria “povera”, più adatta a paesi non sviluppati tecnologicamente. Non per nulla, attualmente i prodotti tessili sono a stragrande maggioranza etichettati con origini asiatiche o est-europeo.
Perciò, proprio a causa del tardo abbandono di questo tipo di industrie nel nostro Paese, il marchio “Made in Italy”, un tempo simbolo di scarsa qualità, ha continuato a vivere, trasformandosi nel simbolo d’eccellenza che è oggi.

A questo punto risulta essere necessario effettuare una precisazione riguardo le diverse tipologie di marchio “Made in Italy”, andando ad analizzare singolarmente le denominazioni “Made in Italy”, “100% Made in Italy” e “100% Handmade in Italy”.

La normativa italiana 14 in materia di “Made in …” contempla tre diverse condotte oggetto di sanzione:

  1.  l’uso di indicazioni o segni mendaci che inducano il consumatore a ritenereche il prodotto sia interamente realizzato in Italia;
  2. la falsa indicazione di provenienza, come nel caso dell’impiego della dicitura “Made in Italy” su prodotti non originari dell’Italia);
  3. la fallace indicazione di provenienza, ovvero l’uso di segni e marchi tali da ingenerare nel consumatore l’erroneo convincimento che il prodotto sia di origine italiana

Sulla base di un’analisi effettuata sul significato e sulle conseguenze di tale Decreto, si delinea una prima e sostanziale differenza tra “Made in Italy” e “100% Made in Italy”.
Il decreto dispone, infatti, che soltanto per i prodotti ideati, disegnati, progettati, lavorati e confezionati esclusivamente sul territorio italiano, utilizzando materie prime anche di importazione, nonché semilavorati grezzi, realizzati interamente in Italia, è consentito l’impiego di espressioni quali “100% Made in Italy”, “Interamente realizzato in Italia” e “Tutto italiano”.

Nello specifico, si intende per:

  • ideazione l’attività intellettuale e creativa di definizione di un prodotto e dei suoi requisiti specifici;
  • progettazione l’attività dell’ingegno di individuazione delle caratteristiche costruttive, prestazionali ed estetiche di un prodotto;
  • disegno la rappresentazione grafica dell’attività di ideazione e di progettazione;
  • lavorazione ogni attività volta alla realizzazione del prodotto finito;
  • confezionamento le attività successive alla lavorazione e dirette all’imballaggio del prodotto finito per la sua conservazione o immissione sul mercato;
  • materie prime, i materiali o le sostanze impiegate nel processo produttivo e destinate a diventare parte integrante del prodotto finito;
  • semilavorati grezzi, ovvero i prodotti che, anche non avendo terminato tutte le fasi della lavorazione, hanno già assunto una determinata forma dalla quale emerge la sagoma del prodotto finito.

 

Rientrano nei semilavorati grezzi i manufatti di processi tecnologici di qualsiasi natura, meccanici e no, che, pur presentando una struttura finita o semifinita, non risultano diretti a uno specifico uso o funzione, ma sono destinati a essere trasformati, inseriti, incorporati, aggiunti o collegati in qualunque forma o con qualsiasi processo tecnologico in altri oggetti.

Per quanto riguarda, invece, l’impiego della dicitura “Made in Italy” essa è lecita anche su quei prodotti che non sono stati realizzati interamente in Italia, purché questi siano classificabili come originari dell’Italia ai sensi del Codice Doganale europeo.
In altre parole, per poter adoperare l’espressione “Made in Italy”, non è indispensabile che il prodotto sia interamente realizzato in Italia, poiché è sufficiente che l’ultima trasformazione sostanziale del prodotto avvenga in Italia.

Naturalmente, se il prodotto è interamente realizzato in Italia, si potrà usare indifferentemente l’espressione “Made in Italy” o “100% Made in Italy” et similia.

L’art. 517 del Codice Penale disciplina il caso di uso improprio di indicazioni di vendita volte a presentare il prodotto come interamente realizzato in Italia. Le pene previste sono reclusione fino a due anni o multa fino a 20.000 Euro, aumentate di un terzo, oltre al possibile sequestro della merce.

Tags: made in italy, handmade

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